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Siena

Mps, il Tesoro pronto a confermare Lovaglio come ad

Non si fermano le indiscrezioni legate al futuro del manager che guida il Monte dal febbraio 2022

Aldo Tani

20 Gennaio 2026, 07:21

Luigi Lovaglio

L'ad di Mps Lovaglio

Il Tesoro sarebbe favorevole alla riconferma di Luigi Lovaglio alla guida di Mps. A rilanciare l’indiscrezione Reuters. Il board andrà rinnovato in primavera (la lista per il cda andrà presentata a inizio marzo) e da tempo si susseguono voci sul destino dell’amministratore delegato. Chiamato al vertice di Rocca Salimbeni nel febbraio 2022, quando al governo c’era Mario Draghi, e da allora sostenuto anche dall’esecutivo presieduto da Giorgia Meloni.

Negli ultimi quattro anni la banca senese ha compiuto un salto nel futuro, passando da essere un istituto nazionalizzato a tornare a fare operazioni di mercato finanziario di prima grandezza, come l’acquisizione di Mediobanca. Non è un caso che la settimana scorsa il ministro Matteo Salvini, pur non sbilanciandosi sul futuro di Lovaglio, aveva applaudito il lavoro svolto dal manager. Lo stesso supporto era arrivato da Delfin, oggi primo azionista del Monte. Silente invece il gruppo Caltagirone, che tuttavia aveva negato uno scontro con l’amministratore delegato.

Chi Luigi Lovaglio

È amministratore delegato e direttore Generale di Banca Monte dei Paschi di Siena dal febbraio 2022. Banchiere con oltre 40 anni di esperienza, principalmente nel gruppo Unicredit dove ha ricoperto ruoli dirigenziali chiave dal 1973, inclusi incarichi in Bulgaria e Polonia. Entrato in Unicredit nel 1973, Lovaglio ha guidato fusioni e strategie internazionali, come capo della pianificazione per banche estere e direttore generale di Bank Pekao in Polonia fino al 2017. Prima di MPS, da febbraio 2019 a giugno 2021 è stato AD di Credito Valtellinese, trasformandone l'efficienza e la redditività. Sotto la sua guida, MPS ha approvato il Piano Industriale 2022-2026, migliorando il profilo patrimoniale e puntando alla crescita.

Mps-Mediobanca: le mosse

Il primo scenario, sostenuto dal ceo Lovaglio, prevede il delisting di Mediobanca con un costo stimato di 2 miliardi di euro. In questo caso, le attività retail come Premier e Compass verrebbero incorporate in Mps, mentre Piazzetta Cuccia resterebbe un'entità legale separata dedicata all'investment e al private banking, con la quota del 13% in Generali che passerebbe sotto il controllo diretto di Siena. Una seconda opzione, che avrebbe preso quota tra una parte dei consiglieri di Mps, prevede invece Mediobanca quotata, ipotizzando un incremento del flottante fino al 30-35%. L'obiettivo sarebbe quello di dotare Mps di maggiore excess capital per future operazioni di M&A.

Per Intermonte, in ogni caso, "la strada del delisting sarebbe quella preferibile", in quanto permetterebbe di avere il "controllo diretto su Mediobanca e renderebbe più gestibile un eventuale reshuffle del gruppo" - cioè una riorganizzazione strategica - "oltre a fornire ulteriore excess capital nel caso in cui il delisting fosse fatto tramite fusione". Nell'attesa, gli investitori stanno premiando il titolo dell'istituto senese, mentre Mediobanca (-1,3%) soffre appunto l'ipotesi di un collocamento di una parte del pacchetto di azioni in mano a Mps sul mercato.

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