Economia
L'ad di Mps Luigi Lovaglio
Il risiko bancario entra in una fase decisiva. Il via libera del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi alla fusione per incorporazione di Mediobanca segna un passaggio chiave: l’obiettivo è arrivare al delisting di piazzetta Cuccia e a un’integrazione totale sotto le sapienti ali di Rocca Salimbeni. L’operazione, già anticipata nei mesi scorsi, entra adesso nella fase operativa, ma per capire davvero quale sarà il nuovo volto del gruppo che andrà a nascere bisognerà attendere il piano industriale, in programma il 27 febbraio, quando verranno presentati numeri, obiettivi e tempi.
Nicola De Caro, senior vice president - European financial institution ratings di Morningstar Dbrs, invita ad aspettare i dettagli ufficiali prima di trarre conclusioni definitive. “La fusione e il delisting - spiega - sono in linea con gli obiettivi iniziali ribaditi dall’amministratore delegato di Mps. Adesso però serve il piano per tradurre questa struttura in risultati concreti”. Secondo l’esperto analista, le indicazioni sulle sinergie e sui costi di integrazione “appaiono difendibili sulla base del lavoro preparatorio svolto finora”. Tuttavia, sottolinea, “per disegnare scenari più precisi bisogna attendere ulteriori informazioni, soprattutto su concambio e tempistiche”.
Uno dei temi sul tavolo è infatti l’ipotesi di un’offerta residuale, considerando che l’istituto senese ha già in mano oltre l’86% di Mediobanca. “È una possibilità di cui si è parlato anche sulla stampa – evidenzia ancora De Caro – ma sarà fondamentale capire quali saranno le condizioni definitive e come reagirà il mercato”.
Proprio la Borsa, ieri, ha dato un primo segnale forte di cui tenere conto. Dopo un avvio di seduta incerto, con difficoltà a fare prezzo, i titoli hanno imboccato la strada del rialzo: Mediobanca, dopo essere schizzata anche a +7,47%, ha chiuso a +5,70% (18,18 euro per azione), mentre Mps ha totalizzato un +1,54% conclusivo. Un andamento che, secondo l’analista, “lascia intendere che si stiano anticipando alcune mosse, ma è bene attendere comunicazioni ufficiali per valutazioni più approfondite”.
Gli esperti di Equita, a loro volta, in una nota indirizzata agli investitori evidenziano che l’integrazione al 100% punta a realizzare sinergie industriali stimate in circa 700 milioni di euro. Le attività di corporate e investment, il private banking rivolto alla clientela di fascia alta e la partecipazione in Assicurazioni Generali, pari a circa il 13%, saranno conferite in una società non quotata interamente controllata da Rocca Salimbeni, che manterrà la denominazione Mediobanca. L’obiettivo è mettere insieme le due banche in modo completo, così da ottenere risparmi e maggiori ricavi. Già durante la presentazione dei risultati 2025, Mps aveva fatto capire di voler arrivare a un’integrazione totale, una scelta che, secondo quanto riportato dalla stampa specializzata, sarebbe stata vista con favore anche dalla Banca centrale europea. Non sono stati ancora comunicati due elementi importanti: il rapporto definitivo di scambio delle azioni (cioè quante azioni Mps verranno date in cambio di quelle Mediobanca) e le date precise per l’uscita di Mediobanca dalla Borsa. In base ai prezzi recenti, il rapporto di scambio sarebbe intorno a 2,31 azioni, leggermente più basso rispetto alle ipotesi iniziali. Secondo Equita, l’operazione dovrebbe rendere il nuovo gruppo più solido dal punto di vista finanziario, aumentando il livello di capitale a disposizione per affrontare eventuali difficoltà.
Il piano industriale del 27 febbraio, a questo punto, sarà decisivo per capire meglio tempi, obiettivi e risultati attesi. Con l’integrazione completa, la banca senese potrebbe arrivare entro il 2028 a un utile annuo vicino ai 3 miliardi di euro.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy