Economia
Banca Mps
Quando viene annunciato che la sessione delle domande è terminata, sono passate quasi due ore dall’inizio della conference call. Oltre la consuetudine. Però per l’ad Luigi Lovaglio a questo giro non si tratta solo di dare i numeri, come avviene nelle presentazione delle trimestrali, ma di illustrare un’idea. Partorita da lui stesso anni fa e che oggi, con l’affare Mediobanca ormai in archivio, assume piena concretezza. Il Gruppo Mps è a tutti gli effetti la terza realtà creditizia del Paese, in grado di avere “un profilo da leader” e di passare “dal riconquistare la propria posizione a plasmare il proprio mercato”.
Quattro anni dopo l’arrivo del banchiere lucano, il Monte sembra destinato a non porsi limiti. Forte di un piano industriale che entro il 2030 punta a diventare un riferimento per tutti gli investitori, che promette, al tempo stesso, di remunerare a dovere. Convinzione che si basa sulla prospettiva di avere alla fine dei cinque anni, “un capitale in eccesso di 3 miliardi, il che ci garantisce flessibilità strategica e una potenza di fuoco per gli azionisti che poche banche in Europa possono eguagliare”.
Capacità fondata sulla “trasformazione realizzata con successo negli ultimi anni. Abbiamo sviluppato una struttura di gruppo chiara ed efficace che sfrutta appieno le piattaforme di Mps e Mediobanca per migliorare l'esperienza del cliente su tutti i canali”, con l’obiettivo di arrivare a un gruppo bancario “solido, diversificato e redditizio, offrendo una crescita sostenibile e rendimenti superiori per tutti i nostri azionisti” e che “resisterà nel tempo e con una solida logica industriale”.
Integrazione tra realtà diverse che stimola a più non posso la curiosità degli analisti. Le domande per capirne di più si susseguono, ma ogni curiosità è rimandata al 10 marzo, quando verrà presentato il prospetto di fusione insieme “alla proposta del rapporto di concambio”.
Così, per il momento si devono ‘accontentare’ di capire come mai è stato scelto di lasciare la quota di Generali sotto la gestione della divisione Mediobanca. “Hanno il know how per gestire quella quota, va bene lasciarla lì perché ha funzionato benissimo sinora, se volgiamo concentrarci sulla realizzazione operativa delle sinergie”, chiarisce l’amministratore delegato, che poi aggiunge: “La partecipazione in Generali garantisce stabilità e diversificazione agli utili del gruppo“. E ancora: “Questa attività è indipendente dal nostro ciclo bancario core e migliora la visibilità degli utili e sostenendo la solidità a lungo termine”. Poi, guardando al sodo, sottolinea: “L’integrazione con Mediobanca procede nei tempi previsti. Prevediamo di completarla a fine 2026”.
Entro quella data magari si sarà convinto anche il mercato che per il momento ha reagito male, attendendosi forse qualche elemento in più su Piazzetta Cuccia. La riprova è nel tonfo in Borsa, dove il titolo del Monte ha fatto segnare un meno 6,76%. Mediobanca non è andata meglio, con un ribasso del 6,24%.
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