Economia
Negozi spariti a Siena: la fotografia di Confcommercio
Ben 80 aziende di commercio al dettaglio in meno in centro a Siena in 13 anni. Nel mezzo a questo periodo ci sta una vera e propria rivoluzione del modo di fare acquisti, ma anche della capacità di comprare e spendere delle famiglie, in negativo. Rivoluzione che continua a colpire duramente una tipologia di impresa: il commercio.
È la fotografia del Centro Studi Confcommercio nel tradizionale appuntamento con le rilevazioni anagrafiche nelle città. “Si conferma ciò che conosciamo fin troppo bene e che non da ora abbiamo portato all’attenzione di tutti i livelli istituzionali - fa notare Daniele Pracchia, direttore Confcommercio Siena – Abbiamo un problema: sta sparendo una tipologia di impresa. E noi non lo permetteremo. Le ragioni le conosciamo: perdita potere acquisto famiglie, costi fissi molto alti per le famiglie, affitti alti per le attività, on line, mancanza di una politica a 360 gradi che vada a lavorare su tutte le ragioni di quanto accade, che sono anche culturali, di formazione, nonché urbanistiche e legate alle politiche di mobilità”.
I conti sono veloci da farsi: 322 imprese c’erano in centro nel 2012 e 242 ce ne sono nel 2025. Fuori dal centro se ne perdono 70 circa, un numero altrettanto importante, ovvero da 381 a 312. E se guardiamo al 2019, anno prima del Covid, si vede che il trend era già avviato: 293 imprese nel centro contro le 322 del 2012 e 361 imprese del 2019 contro le 381 del 2012. Insomma, il fenomeno c’era già.
Cresce invece il totale di bar, alberghi e ristoranti, sulle singole categorie invece il trend è diverso. In centro a Siena ce ne erano 218 nel 2012 e ce ne sono 252 nel 2025, uno meno rispetto al 2019, segno che il trend di crescita non è più così importante come lo è stato qualche anno fa. Fuori dal centro, invece, questa tipologia di attività continua a crescere: 319 nel 2025, 282 nel 2012 e 306 nel 2019.

Daniele Pracchia
“Non accade solo a Siena, accade ovunque, questo sia chiaro – aggiunge Pracchia - Abbiamo apprezzato moltissimo l’introduzione di uno strumento di finanziamento agevolato da parte di Fises a novembre. È una strada da percorrere. Insieme ad attività di promozione, eventi, qualità urbana, accessibilità dalla sosta, comunicazione, credito agevolato per i commercianti, formazione e calmierazione dei prezzi degli affitti. Qualche anno fa ci siamo fatti anche promotori di un tavolo presso la Prefettura. Perché è l’impresa che deve essere valorizzata. E le politiche fiscali, tutte, devono andare in questa direzione. C’è poi il progetto Cities che abbiamo presentato il 6 novembre scorso durante la festa per i nostri 80 anni e che mette insieme soluzioni concrete. È una proposta, uno stimolo concreto, ad amministrazioni, sindaci ecc. per assumere uno sguardo pragmatico e sempre più fattivo. Qualcosa si può e si deve fare, ora”.
Il commercio al dettaglio a Siena
Entrando nel dettaglio delle singole voci del commercio al dettaglio, gli esercizi non specializzati sono 9 in centro e 13 fuori nel 2025, erano 13 de 26 nel 2012 e 12 e 19 nel 2019. I prodotti alimentari e bevande sono 36 in centro e 48 fuori nel 2025, erano 44 e 41 nel 2012, 42 e 51 nel 2109. Quindi sono aumentati nel confronto 2025-2012, ma diminuite se mettiamo insieme 2025-2019. I tabacchi sono 21 in centro e 28 fuori nel 2025, nel 2012 erano 21 in centro (numero invariato) e 34 fuori, il 2019 invece metteva in luce 22 tabacchi in centro e 27 fuori. Le farmacie sono diminuite rispetto al 2019. Oggi se ne contano 9 in centro e 12 fuori, erano 10 in centro e 11 fuori nel 2012, mentre nel 2019 erano 10 e 16, le più alte in questi 13 anni. Computer e telefonia sono schizzate verso l’alto rispetto al 2012 e poi rispetto al 2019 almeno in centro sono diminuite. Nel dettaglio: nel 2025 se ne contano 6 in centro e 12 fuori, nel 2012 sono 3 e 5, nel 2019 ce ne sono 9 in centro e 8 fuori. Mobili e ferramenta sono in netto calo: 23 in centro e 36 fuori nel 2025, 32 e 52 nel 2012, 31 e 40 nel 2019. Anche libri e giocattoli in netto calo: nel 2025 se ne contano 11 in centro e 18 fuori, nel 2012 erano 27 e 20, nel 2019 se ne contavano 17 e 19. Altro crollo verticale per le edicole. Nel 2025 se ne contano solo 5 in centro e 10 fuori dal centro a Siena. Nel 2012 erano 11 e 25. Nel 2019 ce ne erano 5 e 13: le differenze sono notevoli.
Anche abbigliamento e calzature fortemente ridimensionate. Nel 2025 se ne contano 48 in centro e 29 fuori, nel 2012 erano 72 in centro e 42 fuori, mentre nel 2019 61 in centro e 43 fuori. In questo settore quindi il centro già soffriva 6 anni fa, prima del Covid quando però le zone fuori dal centro avevano visto comunque un aumento, se pur piccolo. Diminuzione sì, ma non drammatica, per profumerie, fiorai, gioiellerie che sono 65 in centro e pure fuori nel 2025, erano rispettivamente 74 e 82 nel 2012, mentre erano 71 e 75 nel 2019. I distributori che vendono carburante sono chiaramente spariti dal centro, nel 2012 ce ne erano ancora 2, e sono fortemente diminuite anche fuori: oggi se ne contano 9. Nel 2012 erano 1 e 12, mentre nel 2029 erano già sparite in centro, ma fuori se ne contavano 16. Il commercio al dettaglio ambulante oggi conta 8 attività in centro e 20 fuori, ce ne erano 8 in centro e 15 fuori nel 2012, nel 2019 erano rispettivamente 10 e 20. Leggero calo anche per l’e commerce, i porta a porta e i distributori automatici: ce ne è uno solo in centro nel 2025 e ce ne sono 11 fuori. Nel 2012 erano rispettivamente 2 e 9, nel 2019 3 e 14.
Alberghi, bar, ristoranti a Siena
Come detto sono in crescita sia rispetto al 2012 che al 2019, ma il trend negli ultimi anni è sicuramente meno esplosivo. Se contiamo 252 imprese in totale di questa categoria nel 2025 in centro, fuori ce ne sono 319, invece nel 2012 erano 218 e 282. Passando al 2019 i numeri ci dicono di 253 attività in centro e 306 fuori dal centro. Quindi anche in questa sezione le imprese nel centro storico attualmente sono diminuite anche se di una sola unità.
Andando nel dettaglio, sono 22 gli alberghi in centro nel 2025 e 22 fuori. Nel 2012 erano 15 in centro storico e 19 fuori. Nel 2019 invece ce ne erano 17 e 19. Altre forme di alloggio, tutte in crescita: 55 in centro e 105 fuori nel 2025, mentre se ne contavano 43 e 75 nel 2012. Nel 2019 si era già saliti a 51 e 101, dopo la crescita si è rallentata. I bar nel 2025 sono 52 in centro e 63 fuori. È una attività che va a sparire, pure questa. Nel 2012 ce ne erano 67 in centro e 77 fuori, nel 2019 ce ne erano 62 in centro storico e 72 fuori. Articolato il discorso per i ristoranti, in crescita fuori dal centro in modo deciso, ma non in centro rispetto al 2019. Nel 2025 ce ne sono 87 in centro e 107 fuori. Nel 2012 ce ne erano 78 in centro e 85 fuori, mentre nel 2019 se ne contavano 95 in centro e 85 fuori. Quindi dal 2019 al 2025 è il centro di Siena che perde attività di ristorazione a favore delle aree esterne. Un elemento davvero importante su cui aprire una riflessione legata alla capacità di spesa delle persone, alle abitudini di consumo rispetto agli ambienti che vengono vissuti, nonché alla fruizione del centro storico. Una riflessione tanto più importante se la si mette a confronto con il dato di rosticcerie, gelaterie, pasticcerie che sono in aumento in centro storico, ma non fuori, anche rispetto al 2012. Nello specifico, se ne contano 38 in centro e 22 fuori nel 2025. Invece, ce ne erano 15 in centro e 26 fuori nel 2012, mentre nel 2019 i numeri dicevano 28 in centro e 29 fuori.
Le proposte del progetto Cities Confcommercio
La desertificazione commerciale impoverisce il tessuto economico e sociale delle città: negozi e servizi di prossimità sono infatti essenziali per vivibilità urbana, sicurezza e coesione delle comunità. Per contrastare questo fenomeno e rafforzare le politiche di rigenerazione urbana valorizzando il ruolo del terziario di mercato, Confcommercio promuove il progetto Cities. Queste le principali proposte concrete su cui la Confederazione, anche alla luce della consolidata collaborazione con ANCI, chiede a Sindaci e Assessori di avviare un confronto costruttivo: riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano, integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica, dotarsi di strumenti di conoscenza, disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili, gestire attivamente i locali sfitti.

Il centro storico di Siena
Quadro nazionale
Tra il 2012 e il 2025, in Italia, sono spariti 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante, in crescita solo le attività di alloggio e ristorazione (+19mila). Nello stesso periodo, nel commercio, negli alberghi e nei pubblici esercizi diminuiscono le imprese a titolarità italiana (-290mila) e crescono quelle straniere (+134mila). In termini di nuova occupazione, l’incremento maggiore è degli stranieri con +194mila occupati (gli occupati italiani +157mila). Cresce tuttavia la dimensione media delle imprese italiane (da 2,4 a 3 addetti per impresa), mentre quelle guidate da imprenditori stranieri restano più piccole e diffuse (da 1,9 a 1,7 addetti) e crescono anche le società di capitale (dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell’alloggio e ristorazione) mentre diminuiscono tutte le altre forme societarie.
La variazione dell’indice delle vendite al dettaglio tra il 2015 e il 2025 segna uno 0,0% per le piccole superfici e un +187% per l’online. Nei centri storici chiudono più negozi che nelle periferie, sia al Centro‑Nord che nel Mezzogiorno. Si riducono le attività tradizionali (commercio al dettaglio, ambulanti, alberghi) e aumentano i servizi: b&b e affitti brevi, in particolare, segnano un vero e proprio boom (+290,6% al Sud, +147,5% al Centro‑Nord).
Sul calo dei bar e la crescita dei ristoranti incide il cambio di codice di molte attività che si spostano sulla somministrazione propriamente detta. Focus categorie nei centri storici 2012-2025:
Edicole -51,9%
Carburanti -42,5%
Abbigliamento -36,9%
Mobili, ferramenta -35,9%
Libri e giocattoli -32,6%
Altri alloggi +184,4%
Ristoranti +35%
Rosticcerie, gelaterie, pasticcerie +14,4%
Farmacie +9,8%
Computer-telefonia +7,9%
A livello territoriale, le regioni del Centro‑Nord evidenziano le maggiori perdite di esercizi al dettaglio in sede fissa, mentre al Sud si registra una maggiore tenuta.
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