L'appuntamento
Stefano Bisi, autore di Facce da Monte
Si parla di Monte dei Paschi, oggi a Firenze. Alle 17, nella sala Pegaso di palazzo Strozzi Sacrati, il presidente della Regione Eugenio Giani e Giovanni Minnucci, storico del diritto medievale e moderno ed ex prorettore dell’Università di Siena, presenteranno Facce da Monte, il libro del giornalista Stefano Bisi che ripercorre un pezzo di storia dal 1977 fino alla data spartiacque del 14 agosto 1995, quando l’istituto di Rocca Salimbeni si trasforma in società per azioni e nasce la Fondazione come entità separata.
Bisi, ex colonna portante del Corriere di Siena, ha vissuto da vicino tutte quelle fasi e ne ha conosciuto in prima persona i protagonisti. Anche adesso resta uno dei più autorevoli esperti delle vicende della banca, e ha le idee chiare sugli ultimi mesi di tensioni, indiscrezioni e assemblee decisive per disegnarne un futuro dove sembra non esserci più spazio per l’ad uscente Luigi Lovaglio: “Viene messa in discussione una figura decisiva. Lui è stato il protagonista del rilancio dopo anni difficili, ha sistemato i conti e guidato operazioni delicate come quella su Mediobanca, che ha rafforzato il suo profilo ma lo ha anche esposto in prima persona”.
- Se ha agito così bene, perché il suo ruolo è in bilico?
"Io credo che per lui valga la domanda retorica del filosofo Timone “Chi mai muore senza portare nella tomba una pedata almeno venuta da un amico?”. Se Caltagirone, socio forte di Mps, era un amico di Lovaglio non possiamo saperlo, ma di sicuro il costruttore romano si era complimentato per l’operazione Mediobanca. Poi deve essere successo qualcosa tra i due".
- Quanto può aver influito l’inchiesta della magistratura milanese proprio su quell’acquisizione?
"È stata la giustificazione perfetta per metterlo alla porta, passando da una fase di sostegno a una di frattura. Ma non è detta l’ultima parola, perché Lovaglio non si è tirato indietro ed è in campo con una lista alternativa per mantenere il suo ruolo di ad. Non è solo una questione interna: riguarda l’intero sistema finanziario italiano e il ruolo che Rocca Salimbeni giocherà nei prossimi anni".
- Il Monte dei Paschi, insomma, continua a fare la storia, come conferma anche il suo libro...
"È inevitabile, visto che si tratta parliamo della banca più antica del mondo, fondata nel 1472, perfino prima della scoperta dell’America".
-Parliamo un po’ di queste Facce da Monte. Chi sono?
"Si va da Danilo Verzili, presidente fino al 1977, al ragazzo del Montone Giovanni Cresti, a Carlo Turchi il ragioniere della cooperazione, a Carlo Zini detto Zorro senza dimenticare Alberto Brandani, Mario Bernini, Piero Barucci e Giovanni Grottanelli de’ Santi, il professore con l’aplomb inglese che firmò lo storico atto della trasformazione in spa. Mi sono basato su conoscenze personali, ricordi e testimonianze. E ci sono ancora tante storie e altri personaggi: sarà per la prossima volta".
- Ci può presentare alcuni di questi colossi?
"Partirei da Alberto Monaci, un politico puro, poco interessato alla carriera bancaria ma profondamente legato al mondo montepaschino. Cresciuto tra Dc, Ppi, Margherita e infine Pd, ha attraversato decenni di vita pubblica con carattere diretto e battute taglienti. Per decenni, nelle file dello Scudo crociato, si è fronteggiato con un altro autentico cavallo di razza come lui: Alberto Brandani. Ho sempre avuto il desiderio di chiedere se si stimavano oppure no, ma sono scomparsi entrambi senza che io abbia avuto l’ardire di porre questa domanda. Diverso il profilo di Piero Barucci, economista e presidente del Monte negli anni Ottanta, poi ai vertici del sistema finanziario e ministro del Tesoro. Celebre anche per aver rifiutato l’incarico di formare un governo offertogli da Oscar Luigi Scalfaro, scelta poco nota ma significativa che mi confessò lui stesso. Voglio citare anche Loris Scricciolo, vicepresidente del Monte dal 1969 al 1977, molto politico e stratega e capace di esercitare un forte potere tra nomine e equilibri interni, in costante confronto con la Dc. Figura divisiva, ma ha caratterizzato una delle diverse stagioni dell’istituzione senese".
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