Le manovre
Pierluigi Fabrizi e Tommaso Marrocchesi Marzi
Palazzo Sansedoni sembra calato il silenzio sul futuro di Palazzo Sansedoni, ma le manovre sono in atto in vista del 22 aprile. È corsa a due per la carica di nuovo presidente di Fondazione Mps. Tra due settimane scadrà il mandato di Carlo Rossi: in pole al momento ci sono Pierluigi Fabrizi, in quota centrosinistra, e Tommaso Marrocchesi Marzi, per il centrodestra.
Nonostante l’ente non abbia più l’incidenza politico-finanziaria di un tempo, la poltrona è ancora ambita, basti pensare che storicamente la scelta della guida della Fondazione aveva pari importanza a quella del sindaco. Il favorito ad oggi appare il professor Fabrizi, stimato docente e prestigioso banchiere ben noto a livello nazionale. Senese e brucaiolo, classe 1948, professore emerito presso la Bocconi dal 2019, è stato presidente di banca Mps dal 1998 al 2006, facendo parte del cda e del comitato esecutivo dal maggio 1997 e, rispettivamente, dal maggio 1998 all’aprile 2006. Vanta anche incarichi in numerosi consigli d’amministrazione di banche, holding e aziende, ed è stato anche presidente dell’Ac Siena.
Più indietro nella partita è Marzi, classe 1966, conosciuto e apprezzato imprenditore e produttore vinicolo, ad della Tenuta di Bibbiano Società Agricola a Castellina in Chianti, già consigliere di amministrazione del Consorzio di Tutela Vino Chianti Classico, vice presidente della Fondazione di Tutela del Territorio del Chianti Classico e presidente del Distretto Rurale del Chianti. Candidato come sindaco di Castellina in Chianti, ha corso anche come alle elezioni suppletive della Camera dei Deputati, per il posto lasciato da Enrico Letta.
È probabilmente l’attenzione rivolta alle vicende di banca Mps - alle prese con un complesso cambio di governance a seguito del siluramento dell’ad Lovaglio - che sta facendo passare in sordina l’importante passaggio di consegne al timone della Fondazione, che contribuisce all’economia, al sociale e alla cultura del territorio distribuendo risorse da svariati milioni di euro. Secondo gli ultimi rumors, il generale silenzio spingerebbe verso la nomina Fabrizi, il quale potrebbe avere maggiore forza per imporsi nella deputazione generale, l’organo chiamato ad eleggere il presidente con una maggioranza di undici componenti. Deputazione di cui fanno parte gli stessi contendenti alla presidenza: Fabrizi per l’Università di Siena, Marzi insieme Luisa Massari, Alessandro Piccini e Bernarda Maria Antonietta Valente su nomina del Comune di Siena. Poi Leonardo Brogi, Serena Signorini per la Provincia di Siena, Paolo Chiappini (Regione Toscana), Stefano Cipriani per l’Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino, Remo Grassi (Camera di Commercio Arezzo-Siena), Ugo Biggeri (Università per Stranieri di Siena), Serenella Pallecchi per la Consulta del Volontariato Provincia di Siena, Fiamma Cardini (su nomina del Ministero della Cultura e Mauro Balani (Irpet).
L’obiettivo sarà arrivare a una elezione all’unanimità, compito non facile: l’ex presidente di Mps potrebbe però alla fine mettere tutti d’accordo, malgrado il rumoroso veto di Francesco Michelotti. Il deputato e coordinatore toscano di Fdi nell’invocare un rinnovamento in Fondazione, a settembre commentando l’ipotesi Fabrizi, fu laconico nell’affermare “basta con gli ultrasettantenni”. Sullo sfondo, anche se niente si può escludere, rimane il nome di Angelo Riccaboni, ex Rettore dell’Università di Siena e delegato del Rettore al Santa Chiara Lab. Al pari del presidente, il 22 aprile sarà definita anche la nuova deputazione amministratrice: la partita si allarga infine al collegio dei sindaci, attualmente presieduto da Claudio Gasperini Signorini.
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