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Chianciano Terme

Furto in casa di notte e minaccia di morte, la vittima lo riconosce al bar: ma il giudice lo assolve

Il tribunale di Siena scagiona un giovane tunisino per non aver commesso il fatto

Claudio Coli

05 Marzo 2026, 05:28

Furto in casa

Accusato di aver rubato in casa, in tribunale arriva l'assoluzione

Era accusato di essersi introdotto in una casa a Chianciano Terme per rubare ori e gioielli e di aver anche minacciato i padroni di casa di tagliare loro la gola, ma il tribunale di Siena lo ha scagionato. “Non ha commesso il fatto” ha stabilito ieri mattina il giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi. Sotto accusa per rapina era finito un giovane di nazionalità tunisina, per un colpo in appartamento risalente all’agosto 2023, a danno di una coppia del posto.

La Procura – che aveva avanzato una richiesta di pena da 5 anni - lo accusava di aver agito con la complicità di un’altra persona, non identificata: secondo la ricostruzione degli investigatori, i due stavano dormendo quando la donna ha urlato e il compagno, svegliatosi di soprassalto, si è trovato di fronte nella stanza un ladro che rovistava sopra il comò, probabilmente entrato attraverso una tapparella lasciata in parte aperta per il forte caldo. Prima che potesse fermarlo, il malvivente aveva afferrato una scatola di gioielli (contenente fedi nuziali, una collana in oro bianco, orecchini d’oro, un anello con incastonato un diamante e orecchini con pietre azzurre) dandosi alla fuga. Era passato dal balcone, saltando da un parapetto, per poi scendere infine sul tetto di un magazzino sotto al balcone stesso.

La vittima del furto aveva provato a reagire lanciando contro i due topi d’appartamento un vaso vuoto; di tutta risposta l’accusato sarebbe poi tornato indietro minacciando l’uomo, con il segno di tagliargli la gola da parte a parte, per poi riguadagnare la fuga in strada. La vittima della rapina aveva fornito ai carabinieri vari elementi per risalire al colpevole, riconosciuto anche in un bar mentre consumava la bevanda. La scena inoltre, come riferito dal denunciante, sarebbe stata vista anche da un inquilino del palazzo. Probabilmente però le varie prove non sono bastate per collegarlo al colpo e mettere nero su bianco sul versante dell’identificazione, ed ecco arrivare l’assoluzione. A difenderlo in aula, l’avvocato Alessandro Betti.

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