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Il caso

Condannato all'ergastolo, ora è libero: giudici negano l’estradizione in Grecia. "Carcere troppo duro"

Un 27enne pakistano fu arrestato a dicembre in un Cas, dove era sotto falso nome, per scontare una pena per omicidio. La Corte di Appello di Firenze non lo consegna: "Rischio trattamento inumano e degradante"

Claudio Coli

05 Marzo 2026, 17:38

Carcere pakistano

Rischio trattamento inumano, no all'estradizione in Grecia per un pakistano

Un 27enne pakistano era arrestato all'Amiata, per omicidio e favoreggiamento dell'immigrazione, su mandato europeo, lo scorso 10 dicembre, in un centro di accoglienza ad Abbadia San Salvatore, dove si trovava sotto falso nome. Doveva essere estradato in Grecia, per scontare l’ergastolo, ma i giudici della Corte di Appello di Firenze hanno detto no: nelle celle elleniche potrebbe subire un trattamento inumano e degradante. Adesso è a piede libero.

Questa la decisione del tribunale fiorentino, che ha negato la consegna dello straniero a causa del rischio che possa imbattersi in “condizioni di detenzione incompatibili con gli articoli 3 Cedu e 4 della Carta dei diritti fondamentali”. Una scelta fatta sulla base della documentazione giunta da Atene, dove emergono le criticità del sistema penitenziario greco, fra sovraffollamento, carenze di personale, violenza e inadeguatezza del sistema sanitario.

Il 27enne sarebbe stato associato alle carceri di Negrita o Salonicco, ed è su questo che hanno puntato gli avvocati dello straniero, negando le accuse anche per assenza di “gravi indizi di colpevolezza”. I giudici, acquisendo le informazioni del rapporto europeo per la prevenzione della tortura, hanno stabilito che alla luce di un non neutralizzato “rischio di trattamenti inumani o degradanti”, c’è la “necessità di negare la consegna”.

All’uomo viene contestato in Grecia l’omicidio di un altro migrante per una lite sul pagamento di una sorta di riscatto, con la vittima che reclamava indietro i soldi dati a causa di ritardi nel proseguimento del viaggio. Fatti per cui è stato condannato all’ergastolo e in seguito a vent’anni. A fine novembre 2025, con più generalità si era presentato all'Ufficio Immigrazione della questura come richiedente protezione internazionale, quindi era stato assegnato a una struttura di accoglienza del territorio. Alla fine però era stato individuato dopo una complessa indagine della Squadra Mobile di Siena, portata avanti grazie ai canali di cooperazione internazionale con le autorità elleniche e tramite l’impiego delle più avanzate tecnologie per le rilevazioni biometriche, che hanno fatto emergere una corrispondenza con un soggetto foto-segnalato dalla polizia scientifica.

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