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Roberta Bruzzone durante il sopralluogo a Garlasco
Sono attese importanti novità per quanto riguarda il sempre caldissimo fronte del delitto di Garlasco. La perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, sul fronte forense, slitta di pochi giorni, in merito ha fornito alcuni aggiornamenti Benedetta Armellin, di Mattino Cinque: "Verrà depositata a breve - annuncia - si tratta di questioni di giorni, così ci dicono fonti investigative. Chiaro, si tratta di una consulenza, di una perizia della Cattaneo attesa. Perché da questa perizia si capirà molto riguardo alle cause della morte di Chiara e anche le dinamiche della scena del crimine".

La professoressa Cristina Cattaneo
Altrettanto calda la consulenza del dottor Dario Redaelli, ex poliziotto della Scientifica di Milano e consulente della famiglia Poggi. "Da questa perizia si capirà molto riguardo alle cause della morte di Chiara e anche le dinamiche della scena del crimine" afferma la giornalista. Secondo il consulente sarebbero già emersi dei risultati importanti mai approfonditi finora che, secondo Redaelli, potranno anche essere utilizzati in un’eventuale richiesta di revisione del processo che ha visto condannato in via definitiva Alberto Stasi.

Dario Redaelli
Roberta Bruzzone sulla scena del delitto
La nota criminologa Roberta Bruzzone ha compiuto il primo sopralluogo nella villetta di Chiara Poggi a Garlasco, dove il 13 agosto 2007 avvenne l'omicidio della giovane. Accompagnata dalle telecamere di Quarto Grado, ha esaminato la scena del delitto per verificare la versione di Alberto Stasi, concentrandosi sulla porta a soffietto che conduce allo scantinato.
Il meccanismo della porta smentisce Stasi
Stasi dichiarò di aver trovato la porta chiusa e di averla aperta "spingendo verso l’interno" dalla fessura centrale. Bruzzone ha testato il meccanismo di persona: "Premendo qui è impossibile aprire. Anche se la porta non è completamente accostata, questo meccanismo la chiude definitivamente". Nessuna impronta sul pomello o sulla superficie, e la porta non si richiude con il piede: "questa porta non è mai stata richiusa".

Un momento del sopralluogo di Roberta Bruzzone
Una bugia "clamorosa" e altri dettagli sospetti
"Appare evidente che (Stasi) abbia mentito clamorosamente sull’apertura di quella porta", ha concluso Bruzzone in studio. Ipotesi: durante l'omicidio si appoggiò alla porta, temendo di lasciare un’impronta, e rielaborò una versione plausibile, descritta con "straordinaria" accuratezza per sembrare credibile. "Durante la fase omicidiaria può essersi appoggiato alla porta e, nell’ipotesi del timore di aver lasciato un’impronta in quel frangente, ha rielaborato una modalità secondo lui plausibile".
Bruzzone ha rilevato anomalie anche nel garage ("il martello che manca all’appello era appoggiato proprio qui, immediatamente visibile") e nella topografia: tra ingresso e disimpegno c'era una porta che riduceva gli spazi, rendendo "impossibile" la camminata descritta da Stasi nella prima perizia.
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