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Delitto di Garlasco, la svolta della genetista Baldi a Quarto Grado: "L’omicidio forse commesso di notte". Il mistero del bolo alimentare

Il giallo dell'orario: Alberto Stasi usciva dalla villa alle 9:12? La teoria emerge da indiscrezioni sulla perizia Cattaneo

Caterina Iannaci

21 Febbraio 2026, 18:07

Marina Baldi

La genetista Marina Baldi

La genetista forense Marina Baldi avanza un’ipotesi rivoluzionaria sul caso irrisolto di Chiara Poggi, assassinata nel 2007 nella villetta di Garlasco (Pavia): l’omicidio potrebbe essere avvenuto nelle ore notturne, non al mattino come ricostruito finora. Questa teoria emerge da indiscrezioni sulla perizia dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, in fase di elaborazione per la Procura di Pavia, e riapre scenari inattesi dopo quasi 20 anni.

La nuova ipotesi è spuntata nel corso della puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 20 febbraio: le 9:12 potrebbero essere l’orario di uscita di Alberto Stasi dalla villetta, e non di entrata come invece stabilito sin dalla prima sentenza emessa dal giudice Vitelli. E il bolo alimentare rinvenuto nello stomaco di Chiara in sede autoptica potrebbe non riguardare la colazione, sempre secondo Baldi.

La nuova ipotesi temporale

Baldi, spesso consulente in casi complessi, basa la sua intuizione su elementi autoptici e forensi emersi dalle analisi recenti. “Chiara Poggi potrebbe essere stata uccisa durante la notte”, spiega la genetista, sottolineando dettagli non ancora pubblici nella relazione di Cattaneo che sposterebbero l’ora del decesso. Questa finestra temporale alternativa contrasta con la versione tradizionale, che collocava l’aggressione tra le 9 e le 11 del 13 agosto 2007, quando Chiara, 26 anni, impiegata laureata in economia, fu trovata senza vita dal fidanzato Alberto Stasi in fondo alle scale della cantina.

L’ipotesi notturna implicherebbe una diversa ricostruzione della scena del crimine: Chiara, sola in casa mentre la famiglia era in vacanza, sarebbe stata colpita con un oggetto contundente mai identificato (forse un martello o un attizzatoio) in un momento imprevisto, forse durante il sonno o le prime ore del mattino inoltrato.

Il dibattito sul DNA e le contaminazioni

Al centro del caso rimane il DNA trovato sotto le unghie della vittima, attribuito all’indagato Andrea Sempio e al misterioso “Ignoto 3”. Baldi, in passato consulente della difesa di Sempio, ha sempre contestato la sua utilizzabilità: “È un Dna misto, non completo, inutilizzabile”. In un’altra occasione ha precisato: “Dna di Sempio? Vi spiego perché è contaminazione”, attribuendo le tracce a possibili trasferimenti accidentali durante le indagini o manipolazioni successive.

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