SIENA
L'ad di Mps Lovaglio
Il braccio di ferro l'avrebbero vinto i soci. Luigi Lovaglio non dovrebbe essere nella lista che il Comitato nomine oggi sottoporrà all'attenzione del cda. La rosa proposta potrebbe essere più ampia rispetto ai 20 che alla fine usciranno dal Consiglio. Il fatto che l'attuale amministratore delegato non rientri nel futuro di Mps darebbe conto di chi tiene il pallino delle operazioni.
Come forse raccontavano le indiscrezioni su contrasti tra il vertice del Monte e il gruppo Caltagirone, anche se poi dalle parti dell'imprenditore avevano fatto sapere che tra i due non c'erano contatti da tempo. I risultati quindi, in attesa che il cda oggi dia il via libera definitivo, non sarebbero bastati al manager lucano.
Uno che aveva preso quattro anni una banca appena scampata alle fauci di Unicredit e la lascia (lascerebbe) adesso come terzo gruppo del credito nazionale. Un polo da oltre 20 miliardi e, come ha detto lui stesso, una bocca di fuoco da 3 miliardi utili (una volta ultimato il piano 2026-2030) che ha pochi eguagli in Europa. E chiaramente Mediobanca.
Il tempo della finanza, che sembrava inarrivabile per tutti, fino a quando il Monte non è arrivato a controllarne l'86%. Mettendo di conseguenza le mani anche sulla quota di maggioranza di Generali: il gioiello della corona. È proprio lì che potrebbero essere nati i contrasti, con Caltagirone che già l'anno scorso aveva provato a detronizzare l'ad Philippe Donnet, perdendo, per opporsi a un accordo con Natixis.
Un peso sulla scelta dell'esclusione lo potrebbe aver avuto anche l'inchiesta per la scalata a Mediobanca, che vede tra gli indagati Lovaglio, Caltagirone e Francesco Milleri, massimo dirigente di Delfin (il primo azionista di Mps). Della lista farebbero l'ad di Acea ed ex numero uno di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, dato per favorito, e quello dell'ex co-chief operating officer di Unicredit, Carlo Vivaldi. Presente anche il banchiere Corrado Passera, che gode di un buon sostegno come futuro presidente.
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