Il caso
Chiara Poggi
A 18 anni dall'omicidio di Chiara Poggi, mentre si attende l'esito sulle nuove indagini su Andrea Sempio, riemerge un episodio inquietante del 2007, che alimenta l'ennesimo mistero: un biglietto anonimo trovato dalla madre della vittima, Rita Preda, sulla porta della cappella al cimitero di Pieve Albignola.

Chiara Poggi
Il biglietto trovato alla tomba
Era l'8 ottobre 2007, due settimane dopo l'arresto di Alberto Stasi: Rita Preda scoprì un foglietto a quadretti, scritto in stampatello, con la frase “È stato Marco a ucciderla”. Lo consegnò al maresciallo Gennaro Cassese dei Carabinieri, ma gli inquirenti lo archiviarono senza approfondimenti, tra i tanti messaggi anonimi del fascicolo – e non risulta più negli atti.
L'intercettazione inedita
Sabato 7 febbraio 2026, la scrittrice e astrofisica Maria Conversano ha pubblicato su YouTube la trascrizione di un dialogo intercettato tra Preda e l'avvocato Gian Luigi Tizzoni. La madre, visibilmente scossa, descrive il biglietto: “È un fogliettino a quadretti, scritto in stampatello. C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco”. L'avvocato chiede: “Sarebbe Panzarasa?”, e lei replica: “Non lo so, non dice il cognome, ma adesso sto tremando”.
Di quale Marco si parla?
Il nome evoca due figure: Marco Poggi, fratello di Chiara, su cui circolano teorie online (come presunti fotomontaggi di una foto in montagna a Falzes); o, più direttamente citato dall'avvocato, Marco Panzarasa, ex migliore amico di Stasi. Panzarasa, che accompagnò Stasi in un viaggio a Londra nell'estate 2007 (dove Chiara si unì per tre giorni), aveva un rapporto strettissimo con il fidanzato della vittima, segnato da chiamate quotidiane. Pochi anni dopo divenne prete, e l'amicizia con Stasi si interruppe bruscamente.

Andrea Sempio
L'alibi di Panzarasa e i dubbi
Panzarasa era in vacanza a Loano, Liguria, il 13 agosto 2007 – confermato dalla cella telefonica del cellulare – e tornò di corsa a Garlasco informato dalla cugina di Chiara, Stefania Cappa. Fu interrogato cinque volte dagli inquirenti, escludendo coinvolgimento, ma l'amicizia con Stasi svanì misteriosamente. Ora, il suo DNA verrà prelevato per confronti.
Un luogo non casuale
Il cimitero non è a Garlasco ma nella frazione di Pieve Albignola, a 15 minuti di auto, e la tomba non era facile da trovare per estranei. Rita Preda ci andava quasi ogni giorno: chi lasciò il biglietto sapeva esattamente dove, suggerendo familiarità. Conversano nota che “Marco” senza cognome implica confidenza, forse per indicare qualcuno di molto vicino.
Non finisce qui: dalle carte del Ris riaffiorano reperti dimenticati: guanto, scarpe e lettera anonima
Dalle oltre 200 pagine dei rapporti del Ris di Parma, che dal giorno dell'omicidio di Chiara Poggi ha repertato e analizzato la villetta di Garlasco, emergono dettagli cruciali spesso trascurati nelle indagini del 2007. Tra gli oggetti finiti sotto la lente ci sono tutte le scarpe della famiglia Poggi e di Alberto Stasi, scrutinate per compatibilità con le impronte di sangue lasciate dall'assassino sul pavimento.

Alberto Stasi
Un guanto in lattice, appeso a un ramo di un albero vicino alla recinzione della casa, fu recuperato il 17 agosto 2007 – quattro giorni dopo il delitto – ma bollato come non rilevante e archiviato senza approfondimenti. Le scarpe dei familiari e del fidanzato della vittima, invece, rientrarono nel mirino per verificare tracce ematiche, ma non portarono a svolta immediata.
Tra i documenti spicca una busta da lettera indirizzata a Giuseppe Poggi, datata 22 agosto 2007. Conteneva un frammento di carta con una scritta offensiva: inizia con "scemo ai visto…" e termina con "…sei rimbanbito". Affrancata con un francobollo adesivo di posta prioritaria, fu sottoposta a test dell'amilasi sul lembo e sul bollo, ma l'esame diede esito negativo – nessun prelievo di DNA né ulteriori analisi.
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